Il dito a martello è una deformità del piede che può interessare una o più dita del piede (più comunemente il secondo, terzo e quarto dito) e che consiste nella flessione dell’articolazione intermedia del dito stesso, con tipico atteggiamento “curvo” o “ad artiglio. Tale flessione può essere rigida oppure non ancora strutturata e, quindi, correggibile manualmente.

Cause

Il dito a martello del piede è determinato da uno squilibrio della piccola muscolatura interossea che si verifica in svariati casi: lassità capsulo legamentose, presenza di piede cavo, lesioni degenerative quali l’artrite reumatoide oppure associato ad alluce valgo, ecc. In tutti questi casi, per uno spostamento dell’asse di azione della muscolatura intrinseca dovuto a uno scivolamento plantare dei tendini interossei, rispetto al centro di rotazione della falange e della testa del primo metatarso, si viene a determinare un’iperestensione della falange basale, con conseguente flessione della falange intermedia.

Sintomi

Clinicamente, il dito a martello è riconoscibile per un atteggiamento in flessione della falange intermedia, che ne determina il tipico aspetto ad “artiglio”. Inizialmente, tale atteggiamento è riducibile manualmente o mediante pressione sulla pianta del piede. Successivamente, prende le caratteristiche di una retrazione rigida, che entra in conflitto con la calzatura, creando una callosità dolorosa, arrossata, talvolta ulcerata. Quando tale patologia si cronicizza, questa provoca un progressivo sovraccarico del metatarso corrispondente, con callosità plantare dolente.

Trattamento conservativo

Inizialmente, quando l’atteggiamento risulta riducibile manualmente, il trattamento può essere conservativo mediante l’utilizzo di piccole ortesi facilmente reperibili, grazie alle quali la posizione del dito migliora e lo sfregamento con la calzatura risulta attutito. Successivamente, a causa dell’instaurarsi di una rigidità articolare dovuta  a una retrazione delle capsule e dei legamenti, con perdita di ogni possibilità di compenso, l’ortesi non è più sufficiente e vi è indicazione alla correzione chirurgica.

Trattamento chirurgico

L’intervento chirurgico ha come fine quello di ristabilire il corretto asse del dito eliminandone, quindi, la retrazione in flessione. Esistono diverse soluzioni chirurgiche, la maggior parte delle quali ottengono la correzione della deformità mediante il blocco in estensione (artrodesi) dell’articolazione intermedia del dito, con perdita parziale della funzionalità. Questo aspetto, spesso, non è molto gradito dal paziente, anche se dal punto di vista prettamente funzionale ha una rilevanza relativa. A tal fine, inoltre, vengono utilizzati fastidiosi mezzi di sintesi per il blocco articolare che, per almeno un mese, creano grosse limitazioni nell’autonomia del paziente, dell’igiene personale e la gestione dei suoi impegni quotidiani.

Tecnica percutanea

La tecnica percutanea utilizza piccole frese similari a quelle usate in campo odontoiatrico, per il modellamento e per la sezione (taglio) delle ossa, che sono introdotte attraverso la cute e a contatto con l’osso, mediante minuscoli forellini, senza necessità di incisioni chirurgiche. Si effettuano, quindi, due piccole fratture (sezioni dell’osso) a livello della prima falange e, se necessario, della seconda falange, grazie alle quali il dito ritorna manualmente correggibile in estensione senza determinare alcun danno sull’articolazione intermedia. La correttezza delle sezioni (tagli) viene controllata durante tutto l’intervento mediante l’utilizzo  di fluoroscopio intra operatorio, per cui l’immagine del campo operatorio è sempre visibile su monitor mediante scopia (utilizzo di raggi x). La correzione finale è assicurata da una fissazione con cerotti opportunamente posizionati, senza quindi mezzi di sintesi. Tale “bendaggio” verrà rimosso a termine della consolidazione.

I vantaggi

Oltre alla conservazione dell’articolarità del dito, i vantaggi della tecnica percutanea rispetto a quelle tradizionali:

  • rapidità (3/4 minuti di intervento)
  • assenza di dolore
  • assenza di cicatrici chirurgiche
  • non necessita di mezzi di sintesi (chiodi o viti)
  • deambulazione immediata (il paziente può camminare subito dopo l’intervento)
  • rapido recupero
  • riduzione al minino delle complicanze post operatorie

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